Ripartiamo dalle origini: biologiaancestrale

Ripartiamo dalle origini: biologiaancestrale

Il nostro corpo è il risultato di milioni di anni di evoluzione, plasmato per vivere a contatto con la
natura, in movimento costante, esposto alla luce del sole, nutrendosi di ciò che la terra offriva in
ogni stagione.
Eppure oggi viviamo in ambienti chiusi, seduti per ore, sotto luci artificiali e con accesso
illimitato a cibo processato. Siamo biologicamente antichi in un mondo tecnologico e frenetico.
Non possiamo stupirci se ci sentiamo spesso fuori fase, stanchi, infiammati, con il metabolismo
bloccato.


L’essere umano, nei suoi primi stadi evolutivi, non era un predatore, ma un necrofago
opportunista, uno spazzino che si cibava dei resti lasciati dai grandi carnivori.
Questo spiega perché il nostro pH gastrico è estremamente acido (circa 1.5), molto simile a
quello dei leoni e degli avvoltoi: un meccanismo evolutivo per digerire carne non fresca e
proteggersi da batteri e patogeni.
I nostri molari sono piatti, non solo per maciullare e masticare radici ma anche per schiacciare e
masticare ossa e succhiarne il midollo, una delle poche cose che i grandi predatori lasciavano
dopo aver mangiato a sazietà.
Proprio questo alimento ha permesso una crescita significativa della massa cerebrale nella
specie Homo, tra 2 e 1,5 milioni di anni fa. È così che il nostro organismo ha avuto tutti i
nutrienti necessari per crescere e svilupparsi, con un significativo incremento delle dimensioni
della scatola cranica e dell’altezza media: grazie a organi, midollo e carne animale.
Non abbiamo i canini dei grandi predatori carnivori perché la nostra evoluzione ci ha dato le
braccia, e i pollici opponibili. L’uomo primitivo poteva fabbricare utensili ed utilizzarli per
rendere la caccia più efficace, e non aveva bisogno di mordere le prede e strappare la carne
come, ad esempio, fanno i felini.
L’uomo è quindi partito dall’essere un necrofago opportunista, per poi imparare a cacciare e
diventare un predatore attivo, dominando il fuoco, cucinando alimenti e accedendo a
un’alimentazione ricca di grassi, proteine animali, uova, frattaglie e pesce.
Cosa è successo con l’avvento dell’agricoltura
Iniziata circa 10.000 anni fa, l’agricoltura ha portato con sé un netto aumento di carie dentale
(fino a 5-6 volte più di prima), e segni di ossa più fragili, segni di malnutrizione, dovuti a diete più
ricche di carboidrati e più povere di nutrienti animali.
È inoltre evidente dalla bioarcheologia una riduzione dell’altezza media di circa 3–5 cm nelle
popolazioni successive all’agricoltura, e una riduzione delle dimensioni della scatola cranica.
Ti svelo un segreto

Per più di 11 anni della mia vita sono stata vegetariana.
Ero convinta che un’alimentazione vegetale fosse la cosa più sana e salutare possibile.
E credevo anche che fosse una scelta più giusta e più etica, per gli animali e per il pianeta.
Ma purtroppo, per quanto io persistessi nel mio tentativo di alimentazione sana, il mio intestino
si danneggiava sempre di più, fino ad arrivare a non assimilare più nulla, non digerire gran parte
dei cereali, avere reazioni allergiche nei confronti di tantissimi alimenti.
Mi sentivo stanca, grassa, depressa e gonfia.
Dallo studio dell’alimentazione nell’evoluzione umana, ho capito che non ci siamo evoluti come
vegetariani e nemmeno vegani – o sarebbero stati necessari negozi di integratori di Vitamina
B12 direttamente nelle foreste paleolitiche :D; e forse non siamo nemmeno completamente
carnivori, a dispetto del nostro pH gastrico.
Ma sicuramente siamo onnivori, e il nostro sistema digerente è sviluppato principalmente per
digerire ed assimilare proteine e grassi di origine animale.
Volente o nolente ho dovuto accettare questo fatto. E ti mostro perché.
Il nostro pH gastrico è circa 1.5, paragonabile a quello di predatori e necrofagi (come leoni e
avvoltoi), e molto più acido rispetto ai ruminanti. Questo conferma che l’apparato digerente
umano non è progettato per la fermentazione delle fibre, ma piuttosto per la digestione rapida
e acida di alimenti proteici e lipidici.
Il nostro intestino non è lungo come quello di un gorilla, né abbiamo 4 stomaci fermentatori
come le mucche. Il gorilla ha un colon molto sviluppato (per la fermentazione batterica), una
dieta prevalentemente vegetale (foglie, germogli, frutti non zuccherini), una digestione che
dipende dalla flora batterica, non dagli acidi gastrici potenti… e, ultimo ma non meno
importante, il gorilla ha la necessità di mangiare le proprie feci, come fonte di vitamina B12,
prodotta dai batteri della flora intestinale.
I vegani devono comprare un integratore di vitamina B12 in erboristeria per sopravvivere in
salute. Questo non sarebbe stato possibile in nessuna epoca storica, ma la vitamina B12 è
essenziale per la sopravvivenza umana, quindi la conclusione è che non ci siamo evoluti come
consumatori di vegetali.
Un’alimentazione vegana può funzionare come forma di detox per i primi mesi, per coloro che vi
si approcciano provenendo da un’alimentazione particolarmente ricca di cibi processati. Per un
breve periodo, può dare la sensazione di sentirsi meglio, ma sul lungo termine non è sostenibile
e comporta perdita di massa muscolare e di massa ossea, carenze nutrizionali e riduzione del
metabolismo basale, con aumento di fitotossine e di relativo danno gastro-intestinale.
(Purtroppo, lo vedo costantemente con le analisi della composizione corporea)
Carne, pesce, uova e frattaglie contengono tutti gli amminoacidi essenziali in forma assimilabile.
Le proteine vegetali possono essere utilizzate, ma vanno abbinate a cereali, per fornire gli
amminoacidi essenziali, e vanno trattate per essere più assimilabili e non danneggiare l’apparato
digerente: richiedono ammollo, fermentazione, cottura lenta, per ridurre fitati, ossalati, lectine
e altre fitotossine, che possono avere effetti dannosi a lungo termine sulla salute umana.
Specie pH gastrico medio Ruolo digestivo dominante

Uomo 1.5 – 2.0 Digestione acida (proteine, carne)
Leone 1.5 – 2.0 Predatore carnivoro
Avvoltoio 1.0 – 1.2 Necrofago, alta protezione batterica

Gorilla 3.5 – 4.5 Fermentazione microbica di fibre vegetali

Mucca 6.0 – 7.0 (rumine), 3.5 (abomaso) Fermentazione e digestione batterica

A chi mi obietta questioni etiche o ambientali, voglio ricordare che le monocolture intensive
tradizionali (non biologiche) di grano o di soia per alimentazione umana riducono la fertilità del
suolo e, a causa dei trattamenti chimici effettuati durante la coltivazione, causano la morte di
milioni di insetti e piccoli animali che normalmente vivono nei campi (topolini, conigli selvatici,
farfalle, api, bombi ecc.). Si può quindi essere vegani e contribuire comunque alla morte di
milioni di animali.
Dalla macellazione di 1 singola mucca, di circa 600 kg, allevata ad erba, che ha pascolato tutta la
vita favorendo la rigenerazione del terreno su cui ha vissuto e la ricattura di CO2, generalmente
si ottengono 1.500.000 calorie: sufficienti a colmare il fabbisogno calorico di 2 persone per più
di 1 anno (o a soddisfare il fabbisogno calorico di 1000 persone per 1 giorno).

Certo, parliamo di carne grass-fed ovviamente, e non di bovini nutriti a cereali, mais o soia.
Ma anche questa può essere una scelta etica, per permettere all’animale di fare la sua vita in
libertà e, al suo completamento (dopo aver raggiunto l’età adulta, essersi riprodotta, aver
cresciuto i propri vitelli), entrare nella catena alimentare umana.
È possibile fare una spesa sana, salutare, densa di nutrienti e adatta al proprio organismo. È
possibile trovare il tempo di cucinare con amore per sé e per la propria famiglia, alimenti sani e
naturali, per ritrovare la salute.
Sei pronto a scegliere cosa vuoi fare della tua salute?
Non è un caso se nei millenni ci siamo evoluti mangiando radici (antesignane di carote e patate),
bacche selvatiche (antenate dei nostri frutti di bosco), verdure quando disponibili, carni grasse e
interiora, grassi vegetali e animali. Questo è il cibo che risuona di più con la nostra biologia
cellulare.
La frutta? Sì, ma d’estate
In natura, la frutta matura in quel periodo per un motivo: permetterci di accumulare grasso e
affrontare l’inverno. Mangiarla tutto l’anno, ogni giorno, non è naturale — e il corpo lo sa. Per
questo ingrassiamo e ci gonfiamo se ne mangiamo troppa. È un meccanismo biologico votato
alla sopravvivenza della specie umana.
D’estate la frutta fa secernere più insulina, che trasforma il glucosio nel sangue in grasso di
deposito, per permetterci di ingrassare e avere più chance di sopravvivere all’inverno. Il nostro
organismo non sa che ora abbiamo i caloriferi e che troveremo sempre cibo al supermercato.

Non possiamo cambiare meccanismi che si sono sviluppati in milioni di anni, solo perché negli
ultimi 40 non si muore più di fame nella maggior parte del mondo occidentale. Anche se oggi
troviamo fragole a dicembre e zucchine a febbraio, il nostro corpo si aspetta ritmi più lenti e
stagionali.
Seguire il ciclo naturale aiuta il corpo a disintossicarsi, adattarsi, migliorare il metabolismo,
prevenire lo stress ossidativo e guarire dall’infiammazione.
L’anomalia del cibo industriale
I cibi industriali sono un’anomalia recente nella storia umana. Se pensassimo all’evoluzione
umana come a un orologio di 24 ore, potremmo dire che il cibo industriale ed ultra processato è
arrivato negli ultimi 10 secondi.
I risultati? Davanti agli occhi di tutti. Negli ultimi 50 anni:
● impennata di obesità, diabete, allergie, malattie autoimmuni
● aumento della depressione, fame nervosa e stanchezza cronica
● bambini con problemi metabolici già in età scolare, aumento dell’incidenza dell’autismo

Eppure, abbiamo ridotto proteine e grassi animali, promosso cibi “light” e demonizzato il burro,
a favore della margarina e degli oli vegetali. Il paradosso? Siamo più malati di prima.
Gli alimenti industriali sono formulati per creare dipendenza, con una combinazione di zucchero,
sale, grassi vegetali idrogenati e additivi che stimolano il cervello come una droga.
Le farine moderne sono geneticamente selezionate per essere più produttive, ma anche più
infiammatorie. Molte persone hanno reazioni al glutine, anche senza essere celiache.
Abbiamo barattato la comodità con la salute.
E il conto arriva, sempre: gonfiore, stanchezza, obesità, infiammazioni, ansia, fame costante
sono i primi segnali a manifestarsi; e poi arrivano le patologie croniche — ipertensione, malattie
autoimmuni, diabete, ipocloridria, SIBO, IBS, e molte altre.
Ma se nel paleolitico si stava così bene… perché vivevano così poco?
Questa è una delle domande che mi viene posta più spesso: “Se il nostro corpo è fatto per vivere
secondo uno stile ancestrale, come mai l’aspettativa di vita nel paleolitico era così bassa?”
La risposta è semplice, ma serve chiarire un concetto fondamentale: l’aspettativa di vita media
non è sinonimo di quanto poteva vivere un individuo sano.
In passato, le condizioni di vita erano estremamente dure. La mortalità infantile era altissima:
infezioni incurabili, ferite infette, incidenti, carestie e predatori uccidevano moltissimi bambini
prima dei 3 anni di età. E questo abbassava drasticamente la media. Ma chi sopravviveva oltre i
20 o 30 anni, spesso poteva vivere a lungo, in modo attivo, forte e vitale.

Malnutrizione e malattie infettive colpivano sia nel paleolitico che nel neolitico. I raccolti
potevano essere distrutti da parassiti, la caccia andava a vuoto, gli inverni erano rigidi. Tuttavia, i
problemi principali erano esterni all’organismo: l’ambiente ostile, non il cibo in sé.
Oggi abbiamo antibiotici, vaccini, chirurgia, emergenze mediche salvavita. E questo è senza
dubbio un progresso enorme, che ha salvato milioni di vite. Nessuno vorrebbe tornare indietro a
un’epoca in cui un taglio infetto poteva ucciderti.
Eppure, negli ultimi 50 anni, abbiamo assistito a un fenomeno preoccupante: viviamo più a
lungo, sì… ma siamo sempre più malati.
Oggi una persona su tre assume almeno un farmaco per una malattia cronica: ipertensione,
diabete, ipercolesterolemia, obesità, disturbi autoimmuni. Siamo più stanchi, più gonfi, più
infiammati. Ci svegliamo già affaticati, viviamo costantemente in uno stato di “sopravvivenza
metabolica”.
Viviamo fino a 80 anni… ma quanti di questi anni passiamo davvero in salute? La verità è che
molti trascorrono gli ultimi 20-30 anni da malati cronici, trattando i sintomi con farmaci, senza
risolvere le cause.
Ma è davvero normale che l’invecchiamento coincida con il decadimento? È inevitabile sentirsi
gonfi, doloranti, ansiosi, dipendenti da farmaci e incapaci di affrontare la vita con entusiasmo?
Le popolazioni delle Blue Zones, dove le persone vivono più a lungo e meglio, ci insegnano una
verità diversa: l’invecchiamento non deve coincidere con la malattia.
Quando parlo di “invecchiamento”, non intendo la vecchiaia. Intendo tutto ciò che accade dai 30
anni in poi: piccoli acciacchi, rallentamenti, stanchezza che diventa cronica, digestione che non è
più la stessa. È proprio in questa fase che le abitudini di oggi costruiscono la salute di domani.
Un’alimentazione antinfiammatoria e ancestrale come punto di
partenza
La soluzione non è una nuova pillola, una dieta estrema o l’ennesimo integratore miracoloso.
La soluzione è molto più semplice — e molto più potente:
● Guardare con onestà le proprie abitudini
● Riconoscerne l’impatto
● Scegliere consapevolmente di cambiare
Un passo alla volta. Un’abitudine alla volta. Tornare a uno stile di vita più naturale, più semplice,
più sostenibile. In armonia con il corpo, con la terra, con la nostra biologia.
No, non devi trasferirti in una fattoria (a meno che tu non lo voglia!). Non ti sto suggerendo di
lasciare tutto, allevare galline e mungere vacche all’alba. Ma possiamo ispirarci al passato,
vivendo nel presente.
Possiamo integrare le tecnologie moderne con le conoscenze antiche. Possiamo usare il cibo
come medicina, le erbe come supporto, le abitudini circadiane come base per riequilibrare il
nostro corpo.

Possiamo mangiare in modo ancestrale, usare fitoterapia mirata, riequilibrare gli ormoni,
dormire meglio, muoverci di più, pensare più lucidamente.
È possibile. È reale. È un diritto di tutti.

Bibliografia – Fonti
● Why Vegans Have Smaller Brains –  David Ellis, Alison Morgan, Anita Tagore
● The Diet Delusion — Gary Taubes
● Toxic Superfoods: How Oxalate Overload Is Making You Sick–and How to Get Better –
Sally Norton
● Grain Brain — David Perlmutter
● Forever Young — Mark Hyman

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